REALITY, di Marco Canneva

Posted by on 27,maggio,2016 in narrativa, news, racconti, scuola, studenti | 0 comments

REALITY, di Marco Canneva

Ecco il racconto della settimana, votato dagli studenti del corso serale di narrativa di primo livello quale migliore della serata nel corso dell’ultima lezione. Buona lettura!

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Marco Canneva, qui con il diploma del corso di StudioStorie “Costruire una trama: dall’idea alla sinossi”, frequenta ora il corso “Narrativa: la scrittura del racconto e del romanzo”.

REALITY

 

di Marco Canneva

 

Sentiva la pelle dei piedi macerarsi nel tentativo di non scivolare sulle pietre graffiate da minuti siberini. Giù a valle aveva raccolto bacche e castagne, ma tutti i suoi muscoli, anche quelli involontari, imploravano proteine animali. Immaginò una carcassa di capriolo pronta a essere sbranata: i pochi liquidi gli si condensarono in bocca. Sentì un senso di colpa abbattersi sul fisico ed ebbe paura.
– Senti la natura. Accettala – si ripeteva – L’importante è questo: la testa – continuava mentre rantolava sulla salita.
Il suo fisico non era pronto a quell’escursione in solitaria, ma non gli era importato quando aveva deciso di accettare la sfida. Che pubblicità per la sua scuola di Yoga se fosse riuscito nell’impresa. Aveva passato settimane seduto sul suo pavimento riscaldato a visualizzare tormente, temporali e privazioni, e aveva creduto di avere raggiunto uno stato contemplativo in grado di accogliere tutto. Si era sentito pronto cinque giorni prima. Ora aveva paura. Anche una paura insensata di essere seguito. Si aggrappò all’idea che una veloce meditazione avrebbe dissipato il brutto tempo della sua mente.

Era una giornata splendida ed era affamato. Il freddo gli permetteva di godere della spessa giarra del suo mantello che impediva alla lanugine sottostante di bagnarsi. Da due giorni ormai seguiva quei due, ma il secondo non gli interessava: troppo nutrito e troppo forte; impugnava poi quella grossa scatola nera che finiva in un minaccioso cilindro frontale: di certo un’arma che gli uomini avevano costruito per fare fuori esseri come lui. No, la sua preda era il tipo davanti. Sapeva che era debole perché avvertiva l’odore di adrenalina e la strisciata spossata degli scarponi sul sentiero. Lo vide fermarsi e sedersi. Pensò che fosse pazzo, e che gli uomini lo fossero tutti.

– Dio, che merda – imprecava seguendolo – Millecinquecento euro per stare dietro a un coglione che con due castagne crede di poter camminare per chilometri.
Capiva che la produzione trovasse stuzzicante buttare un buddista vegetariano in mezzo a una tormenta, ma a lui chi pensava? Sì, certo: pasti regolari e un satellitare col quale chiamare il rifugio più vicino per farsi venire a prendere a sera. Era comunque poco; al suo ritorno avrebbe chiesto una modifica del contratto.
Attraverso l’LCD vide il tipo fermarsi; non gli sembrò una buona idea, ma ne approfittò per filmare due paesaggi. Impugnò la telecamera e si soffermò sul saltellio della grandine fra i rami di un faggio smagrito. Poi impostò una panoramica, a metà della quale trasalì: un animale giallastro procedeva, col dorso inarcato e teso, verso il tipo seduto a gambe incrociate. Aprì la bocca per avvertirlo, ma la professionalità ebbe la meglio: lo seguì con l’obiettivo puntato. Corse dietro al lupo. Vide le sue zampe accelerare e poi librarsi nel balzo. Filmò ancora per una decina di minuti.

Finì il turno alle ventuno. Sapeva che fare quella sera: una pizza surgelata e una birra, forse due. Poi il DVD che gli aveva passato un collega.
– Che storia. Guardatelo tutto stasera, fidati – gli aveva suggerito nello spogliatoio dell’ospedale – Me l’ha dato un mio amico. Lavora negli studi della Discovery. Sai, fanno quei reality sulla sopravvivenza. È roba forte. Non si trova in giro.
Inserì il disco e si accomodò sul divano di pelle bianca con l’Heineken che gli congelava la mano destra e il pollice dell’altra che insisteva pigro sul play. Un uomo era seduto nella posizione del loto, con i palmi delle mani sulle ginocchia sferzate da una neve obliqua.
– Che coglione – disse – Già avrà avuto la circolazione a puttane con quel freddo. E poi si mette in quella posizione che blocca tutto. Non si sarà neanche più alzato.
Si alzò e andò in cucina per prendere un’altra birra. Quando tornò vide una sola secchiata rossa sporcare il candore dello schermo.
– Bah. Vediamo se su D-Max c’è Masterchef.

FINE

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