RAZZISTA IO?! di Laura Cacialli

Posted by on 14,giugno,2016 in corsi, narrativa, news, racconti, scuola | 0 comments

RAZZISTA IO?! di Laura Cacialli

Un altro racconto in pochi giorni: è quello votato quale migliore della serata, la scorsa settimana, dagli studenti del corso serale di narrativa di primo livello. Buona lettura!

Razzista io?!

 

di Laura Cacialli

 

– Ha sentito che cosa ha detto quello? – domanda la signora in piedi, aggrappata alla maniglia del bus n. 37 che va verso il centro. Ha due sacchetti appesi al braccio libero e sostiene il peso con una certa dignità, anche se ogni tanto perde l’equilibrio sulle scarpette décolleté. Ma si riprende subito, attenta che la calca non le sgualcisca troppo il tailleur leggero.
– Cosa? – la donna seduta davanti le rivolge uno sguardo incolore, venato di fastidio. Ha il viso contratto in una strana espressione, come se provasse disgusto per sé stessa e volesse manifestarlo da dentro la stoffa satinata dell’abito che la comprime da ogni parte.
– Dicevo, – incalza la signora – ha visto quel tipo come ha trattato quell’altra ragazza?
– Mah, – sospira l’altra – ce n’è tanti al giorno d’oggi, cara signora. Bisognerebbe passare il tempo a… si figuri, sono stata appena operata e non mi reggo neanche in piedi! Comunque devo fare tutte le commissioni da sola… ora devo andare all’Inps per questa benedetta pensione, che per due lire ti fanno fare tanti di quei giri…
– Ah, sì, – dice la donna in piedi – anch’io l’anno scorso mi sono operata. I primi tempi è dura, poi con la fisioterapia e un po’ d’esercizio mi sono rimessa in sesto. Ora mi verrebbe voglia di andargli dietro, a quel ceffo, e dirgliene quattro! Ma l’ha visto? Con una scusa ha urtato la ragazza mentre stavano scendendo, poi ha iniziato a offenderla, a dirle brutta scimmia, ritorna sugli alberi da dove sei venuta, cose così. Mi domando come sia possibile che in un paese civile esistano persone del genere… è… è una vergogna, bisognerebbe fare qualcosa!
La donna inguainata si gira appena verso la sua interlocutrice, la squadra con una certa curiosità mista a diffidenza mentre si stringe una grande borsa al petto, come fosse uno scudo.
– Ma cosa vuol fare? C’è da aver paura di certi tipi. E poi alla nostra età e con i nostri problemi… A volte, sa, anche queste ragazze giovani un po’ provocano… a lei non sembra che gli stranieri siano un po’ troppi? Io non sono razzista, per carità, ma dico che devo lottare per due soldi di pensione e certi, senza neanche lavorare, hanno tutto, sussidi e casa.
– Ma cosa c’entra, scusi? – si accalora la signora, con la giacca sbottonata e il foulard in disordine – Cosa c’entra una povera ragazza maltrattata con i problemi dei pensionati?
Il bus, fermata dopo fermata, è sempre più pieno. Le due donne sono ora vicinissime, si sfiorano con durezza, si guardano in cagnesco senza nessuna comprensione. Vicino a loro una presenza più incombente delle altre le fa voltare nello stesso momento.
– Allora, lo vogliamo liberare questo posto?
L’uomo obeso e unto imbraccia le stampelle come armi. Ha avambracci pelosi e tatuati, capelli lunghi e radi raccolti in una coda di topo che ricade sulle spalle. Sa di alcol e di sigarette. Guarda torvo le due donne e sputa di nuovo.
– Avrò diritto a un cazzo di posto? Sono invalido, io! Siete pensionate voialtre? E allora lasciate il posto a chi ne ha diritto e lavora! Io i vecchi li ammazzerei tutti…

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