PASSIVO, di Davide D’Amore

Posted by on 28,giugno,2016 in corsi, narrativa, news, racconti, scuola | 1 comment

PASSIVO, di Davide D’Amore

Il racconto della settimana, giudicato dai nostri studenti il migliore durante la scorsa lezione del corso di narrativa di primo livello, è stato scritto utilizzando il punto di vista in seconda persona. Buona lettura!

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Davide D’Amore, qui con il diploma del corso di StudioStorie “Tecniche di Sceneggiatura: Fumetto e Cinema”, frequenta ora il corso “Narrativa: la scrittura del racconto e del romanzo”.

PASSIVO

 

di Davide D’Amore

 

L’allarme ti fischia nelle orecchie. Allunghi la mano per guadagnare qualche minuto di sonno, ma fai scivolare la sveglia sotto al comodino, dove continua a perforarti i timpani. Sopra di te il ventilatore si affanna per muovere l’aria torrida di luglio. Ti alzi per fare colazione. Il caffè sa di bruciato, i cereali stantii si incollano al palato mentre guardi le case di periferia fuori dalla finestra del tuo monolocale. Indossi la camicia del giorno prima e una cravatta macchiata di senape. Tanto non ti interessa fare colpo sulle iene che hai per colleghe. Pensi a Sofia, l’unica donna che hai amato, prima che anche lei iniziasse a guardarti con disprezzo. Ripensi a quando ti ha vomitato addosso le sue sentenze.
– Sei patetico, uno schifo, uno scansafatiche che non vive la vita e si accontenta della merda che gli lanciano addosso!
Hai deciso di lasciarla quella sera stessa. Torni alla realtà quando ti schiaffeggi con l’acqua fredda del rubinetto. Guardi l’orologio: è ora di iniziare un’altra giornata del cazzo.

Attraversi il quartiere e ti dirigi verso la metro. Aspetti il treno e un barbone si avvicina alle tue spalle. La puzza di piscio ti perfora le narici e cerchi di non rimettere la colazione mentre il suo fiato ti inumidisce il collo.
– Ehi tu, ce l’hai una moneta?
Cerchi nelle tasche, ma hai speso gli ultimi spiccioli per il giornale. Gli fai capire con un cenno di non avere niente. Il mendicante si avvicina e ti chiedi se abbia fatto colazione con del rum trovato nei bidoni di un discount.
– Siete tutti uguali voi stronzi incravattati. Tutti egoisti egocentrici.
Il treno è ormai arrivato, la gente si accalca a guardare verso i binari. Decidi di andare a piedi.

Arrivi in ufficio con mezz’ora di ritardo. I colleghi ti guardano con la coda dell’occhio, ridono tra loro mentre avanzi verso la tua scrivania. La segretaria del capo ti blocca nel corridoio.
– Il direttore vuole vederti subito.

All’ultimo piano del grattacielo il tuo capo ti accoglie seduto dietro una scrivania di mogano. Ti chiedi se la grandezza del mobile serva a compensare quella del suo uccello. Ti siedi e fingi di ascoltarlo. Senti pronunciare le parole di rito: “impegno”, “tempi difficili”, “costanza”. Sai già dove vuole arrivare. Mentre aspetti di venire licenziato, ti torna in mente il discorso di Sophie. Guardi fuori dal terrazzo: cinquanta piani. Un bel volo. Avresti tutto il tempo per ripensare alla tua vita di merda prima di diventare un brandello di carne sull’asfalto.

Esci dall’ascensore e ti trovi davanti Alex, il collega che si è fatto strada a leccate di culo.
– Ehi! Allora, buone notizie?
Lo guardi. Lui inclina la testa e alza un sopracciglio.
– Beh? Non dici niente? Se il direttore ti ha convocato sei appena stato promosso, oppure… oh… non mi dire che ti ha licenziato! Chi se lo sarebbe aspettato?
Alex fa una smorfia di finta compassione e ti dà una pacca sulla spalla mentre fissi il vuoto. Ti chiedi perché le persone credano che tu sia sempre disposto ad accettare tutto in modo passivo. Sospiri. In fondo non è colpa loro: nessuno sa come sei davvero. Non lo sapeva Sophie quando l’hai seppellita nel giardino sotto casa. Non lo sapeva il barbone quando lo hai lanciato sui binari della metro. Non lo sapeva il tuo capo, quando lo hai scaraventato giù dal balcone. Non lo sa Alex mentre ti strofina la schiena.
– Forza! Troverai qualcosa di più adatto a te là fuori, vedrai!
Senti il sangue che sale alla testa e digrigni i denti. Sposti lo sguardo dal sorriso a piastrelle di Alex alla finestra vicino a te. Trenta piani. Rimane comunque un bel volo.

1 Comment

  1. Divertente colpo di scena finale, espresso con leggerezza, senza cambiare ritmo.

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